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1915 - 1918. In stato di guerra

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La Grande guerra in Europa colse alla sprovvista l’opinione pubblica internazionale, sconvolgendo come è noto i presupposti politici e sociali su cui si era fondato fino a quel momento l’equilibrio delle nazioni. Dopo lunghi mesi concitati di dibattito interno, anche l’Italia si unì al conflitto dichiarando guerra all’Impero Austro-ungarico. Se ne accorsero, amaramente e subito, gli abitanti di Ravenna: fin dalle prime ore dall’inizio delle ostilità, all’alba de 24 maggio 1915, un cacciatorpediniere austriaco attaccava il porto ravennate costringendo i residenti a lasciare le proprie case e a rifugiarsi in centro, accampati e profughi nei locali del Teatro Alighieri. Ravenna avrebbe sofferto vari bombardamenti aerei gravissimi negli anni di guerra, vedendo distruggere punti di riferimento decisivi per la vita cittadina quali la stazione ferroviaria, l’ospedale civile, e le fabbriche lungo la Darsena. Il 12 febbraio 1916 una bomba colpiva e danneggiava gravemente anche la chiesa di Sant’Apollinare Nuovo, la cui immagine fece poi il giro di tutte le testate giornalistiche europee quale simbolo drammatico delle potenzialità distruttive della guerra moderna.

Cambiò la vita per tutti, e cambiò anche per l’Istituto tecnico “Ginanni”: fin dall’inizio del conflitto, infatti, l’intero fabbricato della scuola fu requisito dall’autorità militare ad uso di ospedale di riserva. Dovettero le aule ristabilirsi in altri locali improvvisati, senza possibilità di accesso ai laboratori. Uno “stato di guerra” che si ripercuoteva, inevitabilmente, nella vita quotidiana e in quella scolastica, a tutti i livelli.

Quando nel 1919 l’autorità militare procedette alla riconsegna dello stabile, molti problemi stava affrontando la città per tentare di tornare a una normale vita di pace. Tra questi vi era il ritorno a casa dei soldati, il tragico conteggio delle vittime e dei danni, e una epidemia di febbre spagnola che avrebbe provocato un numero di morti pari quasi a quello causato della guerra stessa. L’Istituto “Ginanni” rientrava nei suoi locali e doveva affrontare spese nuove per potersi riattivare in un regime di normalità. Adibito a ospedale militare, con ben diverse esigenze e utilizzi, l’antico stabile dell’Istituto non era più adeguato all’uso scolastico. Necessari pertanto svariati lavori di ristrutturazione e pulizia, di ripristino dei laboratori (attivi a queste date quelli di chimica, fisica, costruzioni e topografia), e di costosi trasporti dei materiali. Numerose in questi mesi le richieste di sussidio straordinario esposte dalla scuola alla Deputazione provinciale: oltre alle spese dei lavori di ristrutturazione, sottolineava il preside, andava considerato l’aumento esponenziale del costo della vita causato dalla guerra; il prezzo della legna da ardere, ad esempio, era quasi triplicato rispetto ai valori del 1915, mentre il finanziamento provinciale era rimasto invariato[1]. Anche l’osservatorio astronomico richiese particolari lavori di ricostruzione, come dimostra la delibera approvata già nel dicembre 1918 a firma del presidente della Deputazione, Gregorio Ricci Curbastro[2]. La questione del ripristino dell’Istituto tecnico causò una vertenza tra l’amministrazione provinciale e l’autorità militare, alla quale si richiedeva un rimborso di 2500 lire per i danni arrecati all’edificio negli anni di guerra. Rimborso che non venne mai erogato, giacché l’autorità militare si difese dichiarando di avere proceduto a importanti miglioramenti strutturali, tra i quali la costruzione di nuove latrine necessarie anche all’uso scolastico. Nella seduta straordinaria del 30 giugno 1919 la Deputazione provinciale deliberò infine di considerare saldato il debito, ed accettò di aumentare il finanziamento previsto per l’Istituto.

Mentre la vita civile riprendeva faticosamente il via, amaro era per tutti il conteggio dei caduti: dei soldati ravennati [fig. 5, fig. 6] uccisi al fronte, alcuni dei quali giovanissimi, ben trentasei avevano studiato tra i banchi dell’Istituto tecnico “Ginanni”. A ricordare i loro nomi, una lapide [fig.7] tuttora affissa nelle pareti della scuola.

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[1] Archivio di Stato di Ravenna, Fondo Provincia di Ravenna, busta 1274, anno 1919; Titolo VIII, rubrica 2: Comunicazioni spese Istituto Ginanni.

[2] Archivio di Stato di Ravenna, Fondo Provincia di Ravenna, busta 1258, anno 1918; Titolo VII, rubrica 2: Delibera del presidente della Deputazione provinciale, dicembre 1918.


Categoria: L'istituto Data di creazione: 05/07/2017
Sottocategoria: La storia dell'Istituto Ultima modifica: 06/07/2017 12:35:36
Permalink: 1915 - 1918. In stato di guerra Tag: 1915 - 1918. In stato di guerra
Inserita da: Simone Maresi Pagina vista 216 volte
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